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Vitamina D: chi vuole saperne di più?

Vitamina D: non tutti ne conoscono l’importanza

vitamina-DLa vitamina D si presenta in 5 forme, ma solo due sono importanti : la vitamina D2 (ergocalciferolo) e la vitamina D3 (colecalciferolo).   La D3 è di provenienza animale,    la D2 di origine vegetale.

La molecola di partenza è ancora una volta quella del colesterolo. L’ergosterolo é  un componente fondamentale della membrana cellulare dei miceti, dove svolge le stesse funzioni svolte dal colesterolo nelle cellule animali. La forma attiva della vitamina D3 nell’organismo umano è il calcitriolo abbreviato in 1,25-(OH)2D o anche 1,25(OH)2D.

Le vitamine sono sostanze indispensabili, che devono essere assunte con la dieta perché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarle, ma questa fa eccezione perchè la sintesi avviene nel corpo , e in particolare nella pelle a partire dal colecalciferolo per azione della componente ultravioletta della luce.  Il colecalciferolo è uno steroide che ha una struttura chimica affine a testosterone, colesterolo e cortisolo.

L’insufficienza della vitamina D costituisce un problema per una larghissima fascia della popolazione. Una delle cause, forse la principale, è la scarsa esposizione alla luce solare che è la fonte principale della sua produzione, infatti la quantità di D3 e D2 prodotta dipende per l’80-90% dalle radiazioni ultraviolette, e solo per il 10-20% dall’alimentazione.

Soprattutto la popolazione anziana (oltre i 70 anni) presenta questo problema, per una serie di motivi: la scarsa alimentazione (la vitamina D è presente soprattutto nei pesci come gli sgombri, merluzzo, salmone, ma anche, seppur in piccole dosi in latte, uova, burro), per la vita in ambienti chiusi,  per la diminuzione della capacità di sintesi nella pelle nei soggetti anziani. Anche la vita nelle città ha contribuito ad aggravare il problema,

 

benefici-vitamina-dIn Italia l’80% della popolazione è carente: l’insufficienza di vitamina D interessa circa la metà dei giovani italiani nei mesi invernali.

Questa condizione aumenta con l’avanzare dell’età sino ad interessare la quasi totalità della popolazione anziana italiana che non assume supplementi di vitamina D.

 

Uno studio italiano del 2003  mostrava che su 700 donne in età post menopausale il 76% presentava livelli di vitamina D assolutamente insufficienti. Queste evidenze confutano la credenza, diffusa anche tra i medici, che nel nostro paese non sia necessaria una supplementazione di vitamina D per assicurare degli adeguati livelli ematici a tutte le età.

Nel cervello la vitamina D svolge un ruolo di protezione perché interviene in numerosi processi. Regola la produzione di vari messaggeri come la serotonina e l’adrenalina , di oltre 50 neuropeptidi, e  influenza l’attività di alcuni sistemi sensoriali e motori. In realtà, parecchie centinaia di geni diversi sono ormai noti per essere in grado di legare il recettore della vitamina D, attraverso il quale la vitamina D media i suoi effetti.

Svolge anche un’azione antinfiammatoria inibendo la produzione di citochine pro-infiammatorie, e aumenta i livelli di glutatione, importante molecola antiossidante cerebrale.

Bassi livelli di Vitamina D favoriscono la comparsa della sindrome da stanchezza cronica e della depressione, infatti in uno studio di revisione del 2013 pubblicato sul British Journal of Psychiatry sono stati analizzati più di 30.000 individui, trovando una correlazione forte tra carenza di vitamina D e un più alto tasso di depressione.

Diversi fattori “sociali” hanno influito sull’aumento della depressione:

  1. il passaggio da una società agricola  ad una industriale. Questo passaggio ha determinato una riduzione dell’esposizione alla luce solare per effetto dell’urbanizzazione. L’industrializzazione ha ridotto i lavori effettuati in ambienti agricoli,
  2. la costruzione di edifici sempre più verticali ha determinato una sempre minore esposizione alle radiazioni ricche di ultravioletti;
  3. i vetri delle automobili bloccano totalmente i raggi UVB,
  4. l’abbigliamento sempre più coprente alle alte latitudini, le creme solari e le sbagliate indicazioni mediche a non esporsi mai alla radiazione solare senza protezione hanno ridotto la fisiologica produzione cutanea di vitamina D attiva e circolante.

L’obesità è un’altra causa di ipovitaminosi assolutamente sconosciuta, ma che epidemiologicamente ha un grande  rilievo. E’ emersa una correlazione inversa tra livelli di 25-idrossivitamina D e BMI (indice di massa corporea), dovuta ad un sequestro di questa nel tessuto adiposo.

I bassi livelli di 25-idrossivitamina D nella popolazione obesa sembrerebbero quindi partecipare attivamente all’aumento della malattia e non solo esserne la conseguenza.     Pare che la 1,25-diidrossivitamina-D abbia un ruolo nell’apoptosi (una forma di morte cellulare programmata) degli adipociti.

Ipervitaminosi D

ipervitaminosi DE’ molto difficile assumere troppa vitamina D dai cibi  o in seguito a esposizione al sole. Un quadro di intossicazione da vitamina D (concentrazione plasmatica maggiore di 150 ng/ml) è raro in quanto per raggiungere livelli tossici è necessario assumerne almeno 40˙000 U.I. tutti i giorni per un lungo periodo.

E’ facile anche incorrere in una ipervitaminosi assumendo alcuni farmaci antiipertensivi come i diuretici tiazidici, e farmaci per malattie malattie cardiache (digossina).   Anche terapie estrogeniche, consumo prolungato di farmaci antiacidi, e isoniazide (farmaco antitubercolare) possono provocare elevati livelli di vitamina D nel sangue.

I sintomi più comuni sono: Costipazione; Diminuzione dell’appetito (anoressia);
Disidratazione; Fatica; Irritabilità; Debolezza muscolare; Vomito.

Concludendo: cosa possiamo fare?

1)Per prima cosa è importante conoscere quali sono i nostri livelli di vitamina D.

ipovitaminosi: 25(OH)-vitamina D (calcifediolo) < 30 ng/ml,                                        ulteriormente distinta in:                                                                                                               –insufficienza:  25(OH)-vitamina D compresa fra 20 e 30 ng/ml;
deficit: 25(OH)-vitamina D <20 ng/ml                                                                                            e  del paratormone (valori normali: uomo 15-65 pg/ml , donna: 15 – 65 pg/ml).

salmone2)Modificare la nostra dieta introducendo  alimenti ricchi di vitamina D come salmone,  aringhe, sgombri, sardine, merluzzo. Olio di fegato di merluzzo, uova.                     Verdure a foglia verde. Fiocchi di avena.         Alghe marine: Hijiki, Nori, Kombu, Wakame.

3)Cercare di rimanere all’aperto per    almeno mezz’ora nelle giornate soleggiate della bella stagione, ma anche nelle giornate luminose invernali, oppure artificialmente, mediante l’impiego di lampade che emettono un’intensità di luce di 10000 lux, pari a quella esterna nel primo mattino, ma che é 10/20 volte superiore alle normali lampade.

4) Impostare con il proprio medico curante un protocollo di integrazione, dal momento che alla nostra latitudine produciamo la vitamina D per azione della luce solare solo da Aprile a Settembre.

La supplementazione  giornaliera di vitamina D è circa 800-1000 UI/die ma può aumentare fino ad una dose massimale di 2000 UI/die nelle condizioni di grave deficit di vitamina D con concomitante assente esposizione solare, ridotto apporto dietetico e ridotto assorbimento calcico.

Per ulteriori approfondimenti:    logo x sito

Buona salute!

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NB: questo articolo ha solo un carattere informativo e NON sostituisce il parere medico,    Per qualunque dubbio o incertezza rivolgersi al proprio medico curante.

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